Apricale stemma

 

APRICALE

Un Paese colorato
 
 
 
 

Piccoli fiori rossi spezzano il verde intenso e s’intravede, sul crinale, la struttura a piramide di uno dei più suggestivi borghi della Liguria.

“Apricus” o meglio “esposto a Mezzogiorno”, proprio come gli antichi valligiani vollero che si edificasse.

Cucine e finestre a Sud, per preservarsi dall’umidità e per non fare troppo spreco di legna, nel segno della migliore tradizione ligure! La storia di Apricale si distingue da quella dei centri attigui per il forte senso di autonomia dei suoi abitanti.

Questi scacciarono il Conte Guglielmo di Ventimiglia codificando propri statuti Comunali nel 1267.

Dopo l’assedio del 1273 da parte di Oberto Spinola, Apricale divenne feudo dei Doria di Dolceacqua fino al 1524, quando Bartolomeo Doria diventò Vassallo dei Savoia.

Nel 1797, divenne Comune Autonomo.

Case addossate in pietra, a fasce quasi concentriche, si stringono attorno al Campanile, ed un “carugio” centrale si inerpica a spirale fino alla Piazza su cui svetta la Parrocchiale della Purificazione di Maria, del XVI secolo, ricostruita nel 1700.

A fianco, l’Oratorio di San Bartolomeo mostra un pregiato polittico del 1544 raffigurante la “Madonna col Bambino e i Santi”, ed un “unico” S. Antonio Abate cinquecentesco.

Nella zona cimiteriale sorge la Chiesa duecentesca di Sant’Antonio, a facciata barocca, contenente affreschi e cicli pittorici rinascimentali.

Tra ulivi, fiori e vigneti lo storico villaggio esalta oggi un paesaggio pittoresco dai toni sublimi, nella dolcezza di Murales spontanei di artisti, che hanno reso noto il nome di Apricale nel mondo intero.

E soavemente, nei resti di un Castello che urla ancora vendetta per un drammatico fatto di sangue di cui fu protagonista la famiglia genovese dei Grimaldi, l’estate offre scorci di “pièces teatrali” dalle scenografie estremamente meraviglianti.

 

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